Marco Facchini
CURRICULUM VITĂ
     
   

Ultimo giorno di agosto.
╔ venerdý e papÓ Luigi, nella sala d'aspetto di una clinica nel quartiere africano, cammina ansiosamente avanti e indietro, come fanno i detenuti che a celle aperte e con passo molto svelto, fanno un traffico civile ed ordinato nei corridoi del carcere, che ricordano quelli del San Camillo.
Sono quasi le due del mattino.
Mamma Luisa, un nome storpiato all'anagrafe di Piacenza, quando i nonni, di origine campana e con un pregresso storico importante (il nonno della nonna era stato l'attendente del Re di Spagna), per registrare la nascita della loro secondogenita, esclamavano al segretario del comune emiliano quel nome di origine spagnola: "Aloisa". L'impiegato, pensa ad una pronuncia terroncella, alza gli occhi al cielo del suo bell' ufficio, con soffitti di otto metri con tanto di affresco e rosoni.
Nella grande sala, dove c'Ŕ anche un disimpegno con divano in cuoio marrone intenso e con due sedie papali di fronte ad un tavolo basso su un grande tappeto damascato, come una sorta di tinello dove accogliere qualcuno d'importante con le dovute maniere, tutto Ŕ in stile fine barocco, abbonda il legno massello con una scrivania imponente e la libreria a scaffali: pulitissimo, ordinatissimo, ben illuminato e dove il profumo che prevale Ŕ quello del legno buono, mette soggezione.
Nei suoi pensieri: I 'terroni' o i 'ter¨n' come li chiama lui, sono gli unici che fanno figli!
"Allora... (scrivendo)  LU  I  SA"
"No!!!" Esclama il nonno e la nonna* scandendo bene a sillabe, sia vocali che consonanti, subito lo corregge: "A  LO  I  SA...  Come mia nonna: Aloisa Comellaş"
"Si, si, ho capito" fa lo scrivano ma con sufficienza scrive Luisa.
Non lo fa per cattiveria ma per poca attenzione, per superficialitÓ.
Poi si rende conto dell'errore, illuminato dal nonno che ripete ancora "Aloisa ... Aloisa" agitando il cappello crema a falde larghe.
Subdolamente finge di aver scritto correttamente e come a fare il verso, ripete: "A  LO  I  SA".
Lui non ha mai sbagliato. E' la prima riga della pagina 276 di un registro dell'anno millenovecentotrenta, scritto senza un errore e in bella calligrafia, con lettere curve ed abbondanti.
Per cancellare dovrebbe grattare la carta pregiata con la lama di un coltellino ma lo sfregio sul foglio deturperebbe il suo stile impeccabile; lui, che a volte registra pure i figli di quelli che firmano con una X, prende le distanze e preferisce cambiare la storia. Ribattezza Aloisa con Luisa.

E si, Luisa, che sta vivendo il momento pi¨ importante della sua giovane vita dopo il matrimonio dell'anno prima, ad Aprile, nel giorno della festa della primavera che la vedeva scendere radiosa il sacrato della cattedrale di Santa Maria Maggiore accanto a suo marito.
Luigi, nella sala attigua, si Ŕ tolto la giacca e continua a solcare il pavimento di moquette azzurra.
╔ un leone in gabbia.
Luisa sta per diventare mamma. Percorre coi suoi pensieri i nove mesi di gravidanza. Ha sofferto tanto il caldo quando a luglio faceva 38░ all'ombra ma oggi, sono le due del mattino, la temperatura Ŕ pi¨ mite e il ricordo va anche al freddo e a quando ha straordinariamente nevicato in abbondanza a marzo.
╔ ingrassata 20 kili ma non li dimostra e l'ostetrica crede sia la Pampanini.
Il caldo, il freddo, il dolore delle doglie, il pensiero di suo marito che non vede l'ora di abbracciare e che sa che sta soffrendo con lei.
"Daje Pampaný, spingi, spingi..."
Siamo a Roma nel cinquantasei. ╔ il 31 Agosto, ore 02:00: un vagito. ╔ nato Marco.

     tratto da "Curriculum VitŠ" libro inedito di Marco Facchini
 
* Ai tempi, siamo nel 1930, le registrazioni all'anagrafe di appartenenza avvenivano anche mesi dopo la nascita, si spiega quindi anche lq presenza della nonna.